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27-02-09

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Edoardo e i Pulcinella
S Nicola da Cupertino
Oreficeria/arredamento

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               Questo sono io

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   Un po' di storia della   bottega

  

 

 

 

 

 

 

Penna d'oro di Papa Giovanni XXIII e attestato Cartier

     Attestato M.I.F.E.D.

 Monumento a San Nicola da Copertino

  Foto di gruppo con Yuki

        Mostra in Giappone

        Sculture in Bronzo

     Busto del Petrarca 

  Serie di Pulcinella in bronzo

Ruolo di fornitore della Camera dei Deputati

 Sculture per i miei amici cinesi

     Attestato di Dhaka

 

 

 

   Statua del San Cataldo

 

 

 

 

 

 Fontane di Roma in argento

 

 

 

 

 

 

 

  

"QUANDO LA MUSA CHIAMA,conversando con Virgilio"

di GIANCARLO GALDI

Virgilio Mortet è figlio d'arte. Quando il padre perse tutto nella crisi del '29 che segnò la fine dell'Art Nouveau, del Liberty e della materia impreziosita del lavoro di invenzione, fu deciso che Virgilio non dovesse assolutamente seguire le orme paterne.  Virgilio, appena diplomato, ma già frequentava di nascosto, atelier, studi, botteghe e fonderie, entra nello staff di un'impresa di costruzioni che di lì a poco sarebbe così cresciuta da occupare un posto nel gotha delle industrie del settore.                                               

C'é da ricostruire Viterbo e tutte le mattine prima dell'alba, si imbarca sul trenino che transita per Oriolo Romano. Oriolo per anni diventa il suo miraggio, il suo sogno. Nel frattempo si applica nella sottile e difficile arte del cesello, rubando le ore al sonno, al riposo, alla famiglia.  C'é una scuola romana, da sempre, dal Rinascimento, da Bernardino Passeri, da Benvenuto Cellini, dai Cosmati, un'enorme bottega che annovera grandi formatori, fonditori divisa in famiglie che si trasmettono i piccoli, immensi segreti delle patine, del trattamento dei metalli; della sbozzatura dei marmi, del lavoro sul gesso, del restauro in pietrisco. Non è un caso che a Roma convergano i più grandi scultori italiani e stranieri e non importa che il mercato della città sia tutt'altro che florido. Roma è la fabbrica e il mercato è il mondo.     

Virgilio quando ha penetrato i segreti dell'arte e può dispiegare tutta la sua inventiva, scopre che la concorrenza a Roma è terribile. gli artisti sono una legione, tutti bravi. Gli capita  nel XX secolo il medesimo destino di Luca della Robbia che dovette vedersela con i Donatello, i Ghiberti, i Desiderio da Settignano e tanti altri grandi e ripiegò il suo estro nella ceramica. Mortet lascia l'impresa di costruzioni, raccoglie i venti bronzetti che non è riuscito a vendere e tenta l'avventura in Giappone.   Sul finire degli anni '60, l'impero del Sol Levante non ha ancora raggiunto la fama di mecenate d'arte che ora meritatamente possiede. E' Virgilio a scoprire che i giapponesi amano la cultura italiana e la scultura. Ritrova nell'eleganza dei segni dell'antico Giappone a Kyoto, Kobe e Osaka i motivi dai quali hanno tratto ispirazione i Toulose-Lautrec, i Galileo Chini, i Casorati, i Klimt e gli artisti della Secessione viennese.     Ha un successo incredibile. Torna senza una scultura, ha commissioni, contratti, estimatori.

Può centrare il primo obiettivo: Oriolo dove si costruisce una casa su misura, mettendo a frutto, pro domo sua, l'esperienza acquisita in gioventù. Ha lo studio, la biblioteca, il laboratorio, il marmista a portata di voce, il prato, il pergolato, il forno e l'abitazione nel medesimo plesso. Può soprattutto attendere al difficile lavoro dello scultore in tutta tranquillità senza dover tremare e patire le bizze del padrone di casa e... dello studio, le distanze, subire l'affaccendamento inoperoso della metropoli che affoga estro e fantasia, voglia e creatività e stempera e avvilisce, in definitiva l'intelligenza.

Per il lavoro di preparazione della medaglia in onore di Margareta d'Asburgo le visite al suo eremo sono state un obbligo piacevole, un tuffo nel passato, alla ricerca di ricordi, anche d'infanzia concentrati tra via delle Sette Sale, dove il padre aveva lo studio accanto a quello dei Ferrazzi e dei Daini, alla nuova scuola romana dei Mafai, Omiccioli, Fulloni, Tot e degli itinerari cari a Spadini e Balla, un mondo ormai sommerso dalle ginserie totalizzanti e dalle osterie che hanno perso la nobiltà dei luoghi d'incontro, per trasformarsi in scimmiottesche imitazioni dei più famosi ristoranti.    Del resto la città di Roma ha perso, ormai irreparabilmente la caratteristica di Fabbrica. Gli artigiani sono stati sfrattati, gli artisti, i critici emigrati...    Tuttavia Roma non può declinare il titolo di capitale della Cultura. Per fortuna - ammicca Virgilio - noi artisti siamo tosti e per questo l'arte è dura a morire.

Da "Sind Art news e life. La rassegna delle arti, speciale per  Montereale" , Editoriale Giancarlo Galdi, Roma, Agosto/Settembre 1995, pp. 41-43.

 

"Tutti gli uomini d'ogni sorte, che abbiano fatto qualche cosa che sia virtuosa, o sì veramente che la virtù somigli, doveriano essendo veritieri e da bene, di lor propria mano descrivere la loro vita. Ma non si dovrebbe cominciare una tal bella impresa prima che passata l'età dei quaranta anni..."

Così recita Benvenuto introducendoci alla lettura del suo famoso libro  "La vita di Benvenuto di M.° Giovanni Cellini, fiorentino". 

 Così io , essendo cesellatore come lui e avendo passato l'età degli ottanta anni, raccolgo qualche memoria per la curiosità mia e di coloro che amano l'arte del cesello e le sue realizzazioni nei nobili metalli dell'oro e dell'argento e dell'artistico bronzo.

                                           La mia storia

Sono nato a Roma nel quartiere Monti il 17 maggio 1926 da padre fiorentino e con un nonno francese ,entrambi cesellatori provenienti quindi da scuole e tradizioni universalmente famosi.

Nel 1946 conseguo il diploma di perito industriale specializzazione edile all'istituto tecnico G. Galilei dove ho per 4 anni come professore l'architetto Mario Ridolfi, uno dei più prestigiosi architetti del 1900.

Nel 1947 lavoro come tecnico nell'impresa di costruzioni Salini, impegnata nella ricostruzione di Viterbo.

Nel 1949 lascio l'impresa Salini per dedicarmi all'arte della scultura e del cesello, che avevo sempre praticato nel tempo libero, collaborando negli studi di mio padre Dante e di mio zio Armando.

Alla scomparsa di mio padre nel 1955 apro la mia bottega in via dei portoghesi 18, a Roma.

Nel 1958 crescono in maniera non prevista ordini di lavoro nel campo dell'oreficeria ( per Bulgari e Cartier ), dell'arredamento,  dell'arte della medaglia,    dell'arte sacra ( realizzazione della penna d'oro con la quale Papa Giovanni XXIII firma l'enciclica e la croce pettorale di Papa Paolo VI ).  Nasce l'interesse dei collezionisti per i  miei bronzetti.  La bottega si completa con la collaborazione del mio più giovane fratello Aurelio, di Angelo Lazzarini ( suo compagno alla scuola d'arte ) e di Gianni Giannotti.

Nel 1960 la bottega riceve la commissione di realizzare un trofeo internazionale ( M.I.F.E.D. ) d'oro e d'argento raffigurante la famosa fontana dei quattro fiumi, sita in Roma a piazza Navona.

Nel 1963 realizzo il monumento a San Nicola da Cupertino collocato nella cattedrale di Osimo.

Nel 1967 la vicinanza della via dei Portoghesi a via Ripetta, sede della accademia d'arte, l'amicizia con il direttore dell'accademia Romano Roviti  e soprattutto quella con Emilio Greco, titolare della cattedra di scultura, fa sì che molti allievi di varie nazionalità vengano indirizzati alla conoscenza e frequentazione della mia bottega d'arte. Particolare per la sua atmosfera e tradizione rinascimentale e per la sua collocazione in un complesso urbano cinquecentesco ancora quasi intatto.         

Tra gli allievi il più assiduo é Yuki Shintani ,un giapponese, in quegli anni molto rari, figlio d'arte, il padre Hideo famoso scultore e scultrici anche le sorelle Sawako e Eiko. Si stabilì facilmente una  amicizia e un interesse per le rispettive culture e tecniche di lavoro che mi portò ad accettare un invito dell'accademia d'arte di Kyoto. 

Nel 1972 in Giappone feci parte di un club di scultori e pittori della regione di Kyoto per avere la possibilità di lavorare, partecipare con i miei lavori a mostre e tenere lezioni nelle accademie d'arte. In particolare espongo in una mostra a Kobe 80 opere in bronzo riscuotendo un grande successo.    

Furono tre mesi di importante esperienza di dare e avere tra culture così diverse in cui provai sul campo che veramente l'arte ha la magia di avvicinare i popoli perchè esprime sentimenti comuni.   Torno spesso in Giappone ove conservo amicizia e interessi.

Nel 1973 lascio la bottega in via dei portoghesi per trasferirmi a Oriolo Romano, nell'affascinante e misterioso territorio etrusco a nord di Roma, sulla strada di Firenze. Costruisco una casa studio con annessa fonderia per dedicarmi in una atmosfera più adatta alla scultura, soprattutto del piccolo Bronzo, simbolo della tradizione italiana e molto apprezzato all'estero.

Nel frattempo, la bottega aveva perduto la collaborazione dell'allievo Angelo Lazzarini, richiesto da Giacomo Manzù ( uno dei più grandi scultori del '900 ), scelta che testimonia il livello formativo degli allievi della nostra bottega. In compenso entrano alla bottega forze giovani e promettenti come Armando, mio figlio, e Paolo Pugelli, mio nipote.            

Nel 1974 in occasione del cinquecentenario della morte del poeta Francesco Petrarca, mi giunge un invito a partecipare ad una mostra collettiva di pittori e scultori, italiani e francesi, da tenersi a Fontaine de Vaucluse, dove il poeta visse durante il soggiorno presso il papato ad Avignone. Oltre al piacere di tornare in Francia, patria di mio nonno, ho anche la soddisfazione di varie commissioni di lavoro, tra cui l'ordine di realizzare un busto del Petrarca, da porre a futura memoria nel giardino del museo di Fontaine de Vaucluse.  Con orgoglio constatai l'interesse per il mio lavoro in un ambiente artistico molto critico come quello francese.

Nel 1976 eseguo per l'amico Franco Zeffirelli un Pulcinella in bronzo da donare al grande autore Eduardo de Filippo; questi apprezza l'opera e ,con mio grande piacere, nasce un'amicizia familiare e duratura a cui fa seguito una serie di Pulcinella in bronzo eseguiti su idea del grande interprete dell'animo della maschera più famosa del mondo.

Negli anni '70 intensifico la collaborazione con il Ministero degli Esteri, la Presidenza del Consiglio e la Camera dei Deputati, nata nel 1968 quando fui presentato a Giulio Andreotti per il quale realizzai una medaglia commemorativa. Hanno fatto seguito opere di rappresentanza donate a capi di stato in tutto il mondo e la prestigiosa nomina di fornitore ufficiale di targhe e medaglie rappresentative e commemorative.

Negli anni '80 accetto come allievo un giovane cinese Huang Hei Meng, figlio del famoso pittore Huang You Yiu.  Figlio d'arte preparatissimo, tra noi si stabilì subito un felice rapporto di amicizia. Con piacere accolsi il suo invito e mi recai come suo ospite in Cina prima nel 1986, poi nel 2006 in occasione del festeggiamento dei suoi 80 anni.

S. E. l'ambasciatore Raffaele Miniero, conosciuto a Singapore,mi propose nel 1999 di tenere alcune lezioni all'accademia d'arte a Dhaka in Bangladesh, per promuovere, attraverso l'arte del cesello, la raffinatezza  e la creativita' del lavoro italiano in un contesto di grande potenzialita' artigianale.

Nel dicembre 2002 mi fu proposto dal signor Nicola Curto di realizzare un'opera statuaria in argento di 2 metri di altezza raffigurante San Cataldo, patrono della città e dell'Arcidiocesi di Taranto. In un primo tento fui orientato a rifiutare l'ordine ma una ricerca storica sulla vita e le opere del Santo mi colpì a tal punto che decisi di affrontare questa sfida.

Quando fu istituito il parlamento europeo, il conte Carrobbio, deputato italiano presso tale parlamento, venne a bottega e richiese delle fontane d'argento per imbandire la sua tavola in occasione di una cena con deputati di altre nazioni europee. Le fontane furono molto apprezzate e affluirono molte prenotazioni a bottega. Tra cui quella dell'ambasciatore italiano presso la NATO S. E. Amedeo De Franchis, amante d'arte e appassionato collezionista. Nominato ambasciatore in Spagna, questi si interesso' nel 2004 ,presso l'istituto di cultura italiana di Madrid, al fine di organizzare una mostra "Roma e le sue acque d'argento", che ebbe un insperato successo.

 

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Ultimo aggiornamento:  27-02-09