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Questo sono io

Un po' di storia
della bottega

Penna d'oro di Papa Giovanni XXIII e attestato
Cartier

Attestato M.I.F.E.D.

Monumento a San Nicola da Copertino

Foto di gruppo con Yuki

Mostra in Giappone
Sculture in Bronzo

Busto del Petrarca 
Serie di Pulcinella in bronzo

Ruolo di fornitore della Camera dei Deputati

Sculture per i miei amici cinesi

Attestato di Dhaka
Statua del San Cataldo
Fontane di Roma in argento
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"QUANDO LA MUSA
CHIAMA,conversando con Virgilio"
di GIANCARLO GALDI
Virgilio Mortet è figlio d'arte.
Quando il padre perse tutto nella crisi del '29 che segnò la fine
dell'Art Nouveau, del Liberty e della materia impreziosita del lavoro di
invenzione, fu deciso che Virgilio non dovesse assolutamente seguire le
orme paterne. Virgilio, appena diplomato, ma già frequentava di nascosto, atelier,
studi, botteghe e fonderie, entra nello staff di un'impresa di
costruzioni che di lì a poco sarebbe così cresciuta da occupare un posto
nel gotha delle industrie del settore.
C'é da ricostruire Viterbo e tutte le mattine prima dell'alba, si
imbarca sul trenino che transita per Oriolo Romano. Oriolo per anni
diventa il suo miraggio, il suo sogno. Nel frattempo si applica nella
sottile e difficile arte del cesello, rubando le ore al sonno, al
riposo, alla famiglia.
C'é una scuola romana, da sempre, dal Rinascimento, da Bernardino
Passeri, da Benvenuto Cellini, dai Cosmati, un'enorme bottega che
annovera grandi formatori, fonditori divisa in famiglie che si
trasmettono i piccoli, immensi segreti delle patine, del trattamento dei
metalli; della sbozzatura dei marmi, del lavoro sul gesso, del restauro
in pietrisco. Non è un
caso che a Roma convergano i più grandi scultori italiani e stranieri e
non importa che il mercato della città sia tutt'altro che florido. Roma
è la fabbrica e il mercato è il mondo.
Virgilio quando ha penetrato i
segreti dell'arte e può dispiegare tutta la sua inventiva, scopre che la
concorrenza a Roma è terribile. gli artisti sono una legione, tutti
bravi. Gli capita nel XX secolo il medesimo destino di Luca della
Robbia che dovette vedersela con i Donatello, i Ghiberti, i Desiderio da
Settignano e tanti altri grandi e ripiegò il suo estro nella ceramica.
Mortet lascia l'impresa di costruzioni, raccoglie i venti bronzetti che
non è riuscito a vendere e tenta l'avventura in Giappone.
Sul finire degli anni '60, l'impero del Sol Levante non ha ancora
raggiunto la fama di mecenate d'arte che ora meritatamente possiede. E'
Virgilio a scoprire che i giapponesi amano la cultura italiana e la
scultura. Ritrova nell'eleganza dei segni dell'antico Giappone a Kyoto,
Kobe e Osaka i motivi dai quali hanno tratto ispirazione i
Toulose-Lautrec, i Galileo Chini, i Casorati, i Klimt e gli artisti
della Secessione viennese.
Ha un successo incredibile. Torna senza una scultura, ha commissioni,
contratti, estimatori.
Può centrare il primo obiettivo:
Oriolo dove si costruisce una
casa su misura, mettendo a frutto, pro
domo sua, l'esperienza acquisita in gioventù. Ha lo studio, la
biblioteca, il laboratorio, il marmista a portata di voce, il prato, il
pergolato, il forno e l'abitazione nel medesimo plesso. Può soprattutto
attendere al difficile lavoro dello scultore in tutta tranquillità senza
dover tremare e patire le bizze del padrone di casa e... dello studio,
le distanze, subire l'affaccendamento inoperoso della metropoli che
affoga estro e fantasia, voglia e creatività e stempera e avvilisce, in
definitiva l'intelligenza.
Per il lavoro di preparazione
della
medaglia in onore di Margareta d'Asburgo le visite al suo eremo
sono state un obbligo piacevole, un tuffo nel passato, alla ricerca di
ricordi, anche d'infanzia concentrati tra via delle Sette Sale, dove il
padre aveva lo studio accanto a quello dei Ferrazzi e dei Daini, alla
nuova scuola romana dei Mafai, Omiccioli, Fulloni, Tot e degli itinerari
cari a Spadini e Balla, un mondo ormai sommerso dalle ginserie
totalizzanti e dalle osterie che hanno perso la nobiltà dei luoghi
d'incontro, per trasformarsi in scimmiottesche imitazioni dei più famosi
ristoranti. Del resto la città di Roma ha perso, ormai
irreparabilmente la caratteristica di Fabbrica. Gli artigiani
sono stati sfrattati, gli artisti, i critici emigrati...
Tuttavia Roma non può declinare il titolo di capitale della Cultura. Per
fortuna - ammicca Virgilio - noi artisti siamo tosti e per questo l'arte
è dura a morire.
Da "Sind Art news e life.
La rassegna delle arti, speciale per Montereale" ,
Editoriale Giancarlo Galdi, Roma, Agosto/Settembre 1995, pp. 41-43.
"Tutti gli uomini d'ogni sorte, che
abbiano fatto qualche cosa che sia virtuosa, o sì veramente che la virtù
somigli, doveriano essendo veritieri e da bene, di lor propria mano
descrivere la loro vita. Ma non si dovrebbe cominciare una tal bella
impresa prima che passata l'età dei quaranta anni..."
Così recita Benvenuto introducendoci alla
lettura del suo famoso libro "La vita di Benvenuto di M.° Giovanni Cellini, fiorentino".
Così io , essendo cesellatore come lui e avendo passato l'età degli
ottanta anni, raccolgo qualche memoria per la curiosità mia e di coloro
che amano l'arte del cesello e le sue realizzazioni nei nobili metalli
dell'oro e dell'argento e dell'artistico bronzo.
La mia storia
Sono nato a Roma nel quartiere Monti il 17
maggio 1926 da padre fiorentino e con un nonno francese ,entrambi
cesellatori
provenienti quindi da scuole e
tradizioni universalmente famosi.
Nel 1946
conseguo il diploma di perito industriale specializzazione edile
all'istituto tecnico G. Galilei dove ho per 4 anni come professore
l'architetto Mario Ridolfi, uno dei più prestigiosi architetti del 1900.
Nel 1947
lavoro come tecnico nell'impresa di costruzioni Salini, impegnata nella
ricostruzione di Viterbo.
Nel 1949
lascio l'impresa Salini per dedicarmi all'arte della scultura e del
cesello, che avevo sempre praticato nel tempo libero, collaborando negli
studi di mio padre Dante e di mio zio Armando.
Alla scomparsa di mio padre nel 1955 apro la mia bottega in via dei portoghesi
18, a Roma.
Nel 1958 crescono in maniera non prevista ordini di lavoro nel campo
dell'oreficeria ( per Bulgari e Cartier ), dell'arredamento, dell'arte della medaglia,
dell'arte sacra ( realizzazione della
penna d'oro con la quale Papa Giovanni XXIII firma l'enciclica
e la croce pettorale di Papa
Paolo VI ). Nasce l'interesse dei collezionisti per i
miei bronzetti. La bottega si completa con la collaborazione del
mio più giovane fratello Aurelio, di Angelo Lazzarini ( suo compagno
alla scuola d'arte ) e di Gianni Giannotti.
Nel
1960 la
bottega riceve la commissione di realizzare un trofeo internazionale (
M.I.F.E.D. ) d'oro e d'argento raffigurante la famosa fontana dei
quattro fiumi, sita in Roma a piazza Navona.
Nel
1963
realizzo il monumento a San
Nicola da Cupertino collocato nella cattedrale di Osimo.
Nel
1967 la
vicinanza della via dei Portoghesi a via Ripetta, sede della
accademia d'arte, l'amicizia con il direttore dell'accademia Romano
Roviti e soprattutto quella con Emilio Greco, titolare della
cattedra di scultura, fa sì che molti allievi di varie nazionalità
vengano indirizzati alla conoscenza e frequentazione della mia
bottega d'arte. Particolare per la sua atmosfera e tradizione
rinascimentale e per la sua collocazione in un complesso urbano
cinquecentesco ancora quasi intatto.
Tra gli allievi il più assiduo é
Yuki Shintani ,un
giapponese, in quegli anni molto rari, figlio d'arte, il padre Hideo
famoso scultore e scultrici anche le sorelle Sawako e Eiko. Si
stabilì facilmente una amicizia e un interesse per le
rispettive culture e tecniche di lavoro che mi portò ad accettare un
invito dell'accademia d'arte di Kyoto.
Nel 1972
in Giappone feci parte di un
club di scultori e pittori della regione di Kyoto per avere
la possibilità di lavorare, partecipare con i miei lavori a mostre e
tenere lezioni nelle accademie d'arte. In particolare espongo in una
mostra a Kobe
80 opere in bronzo riscuotendo un grande successo.
Furono tre mesi di importante esperienza di dare e avere tra culture
così diverse in cui provai sul campo che veramente l'arte ha la magia di
avvicinare i popoli perchè esprime sentimenti comuni. Torno
spesso in Giappone ove conservo amicizia e interessi.
Nel 1973
lascio la bottega in via dei portoghesi
per trasferirmi a Oriolo Romano, nell'affascinante e
misterioso territorio etrusco a nord di Roma, sulla strada di
Firenze. Costruisco una casa
studio con annessa fonderia per dedicarmi in una atmosfera
più adatta alla scultura, soprattutto del piccolo Bronzo, simbolo
della tradizione italiana e molto apprezzato all'estero.
Nel frattempo, la bottega aveva perduto la
collaborazione dell'allievo Angelo Lazzarini, richiesto da Giacomo Manzù ( uno dei
più grandi scultori del '900 ), scelta che testimonia il livello
formativo degli allievi della nostra bottega. In compenso entrano
alla bottega forze giovani e promettenti come
Armando, mio figlio,
e Paolo Pugelli, mio
nipote.
Nel
1974
in occasione del cinquecentenario della morte del poeta Francesco
Petrarca, mi giunge un invito a partecipare ad una
mostra collettiva di pittori
e scultori, italiani e francesi,
da tenersi a Fontaine
de Vaucluse, dove il poeta visse durante il soggiorno presso
il papato ad Avignone. Oltre al piacere di tornare in Francia, patria di mio nonno, ho
anche la soddisfazione di varie commissioni di lavoro, tra cui
l'ordine di realizzare un
busto del Petrarca,
da porre a futura memoria nel giardino del museo di Fontaine de
Vaucluse. Con orgoglio constatai l'interesse per il mio lavoro
in un ambiente artistico molto critico come quello francese.
Nel
1976
eseguo per l'amico Franco Zeffirelli un Pulcinella in bronzo da donare al grande autore Eduardo
de Filippo; questi apprezza l'opera e ,con mio grande piacere, nasce
un'amicizia familiare e duratura a cui fa seguito una serie di Pulcinella in bronzo eseguiti
su idea del grande interprete dell'animo della maschera più famosa
del mondo.
Negli
anni '70
intensifico la
collaborazione con il Ministero degli Esteri, la Presidenza del
Consiglio e la Camera dei Deputati, nata nel 1968 quando fui presentato
a Giulio Andreotti per il quale realizzai una medaglia
commemorativa. Hanno fatto seguito opere di rappresentanza
donate a capi di stato in tutto il mondo e la prestigiosa nomina di fornitore
ufficiale di targhe e medaglie rappresentative e commemorative.
Negli anni '80
accetto come allievo un giovane cinese Huang Hei
Meng, figlio del famoso pittore Huang You Yiu. Figlio d'arte
preparatissimo, tra noi si stabilì subito un felice rapporto di
amicizia. Con piacere accolsi il suo invito e mi recai come suo
ospite in Cina prima nel 1986, poi nel 2006 in occasione del
festeggiamento dei suoi 80 anni.
S. E. l'ambasciatore Raffaele Miniero,
conosciuto a Singapore,mi propose nel
1999 di tenere alcune
lezioni all'accademia d'arte a Dhaka in Bangladesh, per promuovere,
attraverso l'arte del cesello, la raffinatezza e la creativita'
del lavoro italiano in un contesto di grande potenzialita' artigianale.
Nel dicembre
2002
mi fu proposto dal signor
Nicola Curto di realizzare un'opera statuaria in argento di 2 metri di
altezza raffigurante San Cataldo, patrono della città e dell'Arcidiocesi
di Taranto. In un primo tento fui orientato a rifiutare l'ordine ma una
ricerca storica sulla vita e le opere del Santo mi colpì a tal punto
che decisi di affrontare questa sfida.
Quando fu istituito il parlamento europeo,
il conte Carrobbio, deputato italiano presso tale parlamento, venne a
bottega e richiese delle fontane d'argento per imbandire la sua tavola
in occasione di una cena con deputati di altre nazioni europee. Le
fontane furono molto apprezzate e affluirono molte prenotazioni a
bottega. Tra cui quella dell'ambasciatore italiano presso la NATO S. E. Amedeo De Franchis,
amante d'arte e appassionato collezionista. Nominato ambasciatore in Spagna,
questi si interesso' nel
2004
,presso l'istituto di cultura italiana di Madrid, al fine di organizzare una
mostra "Roma e le sue acque d'argento",
che ebbe un insperato successo.
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Ultimo aggiornamento:
27-02-09
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